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Professioni del vino: avvocato in cantina

Nel mondo del vino capita che alcuni produttori non tengano conto della necessità di curare gli aspetti legali per le loro cantine, più proiettati verso il risultato in bottiglia e meno attenti ad altre situazioni, altrettanto importanti, che fanno comunque parte del loro lavoro. Affacciamoci nel complesso mondo “legal” del vino con Floriana Risuglia, avvocato, segretario UGIVI. vice delegata Donne del Vino Lazio, docente ONAV. Quando si parla di legge, l’abito fa il monaco…pardon la toga fa l’avvocato.

FLORIANA RISUGLIA

Avvocato, di cosa si occupa esattamente?
“Sono un avvocato civilista e, da qualche anno, mi sono avvicinata al mondo del vino; dapprima come semplice appassionata, attraverso i corsi ONAV, poi, in maniera professionale. Visitando le cantine e parlando con i produttori, mi sono resa conto che le problematiche che presenta la gestione di un’azienda vitivinicola, sono molteplici; così mi sono chiesta in che modo avrei potuto mettere a disposizione di queste aziende così particolari, la mia professionalità. Poiché la materia del settore è piuttosto vasta ed articolata, ho conseguito un master in diritto vitivinicolo presso l’Università di Firenze – dipartimento di Scienze Giuridiche. In quella sede, sono venuta in contatto con l’UGIVI – Unione dei Giuristi della Vite e del Vino, associazione senza scopo di lucro, fondata nel 1997 e costituita da avvocati, magistrati, docenti universitari, enologi e personalità esperte nel settore. Scopo dell’Associazione è quello di approfondire gli studi in materia di diritto vitivinicolo nel campo della disciplina comunitaria, nazionale e internazionale. Nell’ambito dell’attività scientifica associativa, l’UGIVI organizza sia seminari di aggiornamento (specificamente destinati alle imprese vitivinicole), sia convegni (rivolti a tutti gli operatori del comparto vitivinicolo) per l’approfondimento e la discussione delle tematiche giuridiche di volta in volta più attuali. Attualmente ricopro la carica di Segretario nazionale di UGIVI. Da un paio d’anni, inoltre, faccio parte dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, che ha lo scopo di valorizzare il ruolo delle donne nella filiera produttiva e promuovere la cultura del vino: dal 2020 sono vice delegata per la Delegazione Lazio. Il mio studio fornisce consulenza legale su etichettatura, marchi, denominazioni, contratti, passaggio generazionale, controlli sulla qualità del prodotto, esame disciplinare di produzione, consorzi, responsabilità Enti ex D.Lgs 231/2001, e-commerce, europrogettazione, enoturismo, tutela giurisdizionale dei territori viticoli ed altri aspetti che interessano le aziende vitivinicole, nella loro specifica peculiarità.”

Dalla vigna al prodotto finale, quali sono gli aspetti legali sui quali una cantina dovrebbe porre maggiore attenzione?
Potrei menzionare, come compendio, a titolo esemplificativo, l’art. 1 del c.d. Testo Unico Vino (Legge organica 238/2016) che tutela come patrimonio culturale nazionale il vino, prodotto della vite, la vite e i territori viticoli, quali frutto del lavoro, dell’insieme delle competenze, delle conoscenze, delle pratiche e delle tradizioni, costituiscono un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale. Questa norma racchiude tutte le risposte alla domanda. Posso dire, quindi, che, un’azienda vitivinicola deve porre attenzione a ciascuno di questi aspetti perché essi impattano non solo sulla produzione e sul commercio, ma anche su aspetti, più indiretti quali la tutela del territorio. Le aziende vitivinicole hanno un grande ruolo educativo. Esse sono un modello di impresa che utilizza e, contemporaneamente tutela il territorio, attraverso le buone pratiche.

Parliamo di etichette. Spesso i produttori non si curano di verificare se i nomi delle loro aziende o dei vini siano già registrati. Quanto sono frequenti questi casi?
I casi, sono molto più frequenti di quanto si possa pensare. Spesso i produttori, soprattutto se piccoli, non si rendono conto degli aspetti legali connessi all’etichettatura e alla presentazione e disegnano o fanno disegnare l’etichetta sull’onda di un’emozione o della fantasia. L’ etichetta è la carta d’identità del vino ed è disciplinata in maniera molto dettagliata e puntuale dall’Unione Europea. Senza contare che, molto spesso, l’etichetta raffigura il marchio stesso dell’azienda e, nel caso, di doppioni o registrazioni precedenti si può andare incontro ad un vero e proprio giudizio per accertarne la titolarità.

In caso di mancato accordo tra le parti cosa accade? Si può quantificare il danno per un’azienda?
Se due aziende registrano (o provano a registrare) lo stesso marchio od etichetta, i rischi di un giudizio ed i costi connessi non sono irrilevanti perché comportano una serie di spese legali, che, più si protrae la controversia, più diventano importanti. La parte soccombente, potrebbe anche vedersi inibito l’uso del marchio, dell’etichetta, con conseguente risarcimento del danno, il ritiro dal commercio delle bottiglie recanti il marchio o etichetta contestata, la distruzione del materiale pubblicitario e promozionale, l’oscuramento del sito ed altro ancora.

Quali sono le diciture che, in buona fede, vengono inserite su un’etichetta ma che possono avere conseguenze in un tribunale?
Come dicevo, a volte la creazione dell’etichetta è opera di pura fantasia, soprattutto da parte di piccoli produttori che demandano un procedimento così delicato a familiari o ad amici. Basti pensare che l’Unione Europea disciplina persino la dimensione dei caratteri delle scritte presenti. Si può persino arrivare a configurare la frode in commercio, nel caso di indicazioni che possano fuorviare il consumatore. Tutto anche se compiuto in buona fede dal produttore che, molto spesso, non è a conoscenza delle stringenti norme in materia.

Parliamo di falsificazione. Spesso sentiamo parlare di prodotti venduti all’estero che in Italia nemmeno esistono. In questi casi come può tutelarsi un produttore?
La falsificazione è un problema molto serio. Tra gli illeciti accertati da parte del nostro organismo di controllo (ICQRF), si trovano tanto situazioni di mere irregolarità quanto vere e proprie frodi che interessano le caratteristiche sostanziali dei processi di produzione e dei prodotti vitivinicoli. Casi di usurpazione/evocazione del nome (es. Prosecco prodotto in Bulgaria). In tali circostanze, il dipartimento dell’ICQRF, venuto a conoscenza delle irregolarità, interviene prontamente per far cessare l’illecito.

Un consiglio da legale a chi sta per avviare un’azienda vitivinicola.
Il suggerimento, più che legale è di buon senso: affidarsi sempre a professionisti del settore in via preventiva e non al verificarsi di una situazione di patologia.