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Roccasanta, cantina giovane e vini maturi

Piemonte è sinonimo di grandi vini, di qualità, tradizione vitivinicola. Ci troviamo in Alta Langa, nella fascia collinare fra Asti, Alessandria e Cuneo – dove i vitigni di pinot nero e di chardonnay crescono rigogliosi su terreni calcareo-argillosi – zona caratterizzata da grandi pendenze caratterizzata dai muretti a secco che consentono la coltivazione dell’uva in condizioni estreme.

PIETRO MONTI E FRANCESCA DI GIUSTO

Abbiamo degustato alcuni vini dell’Azienda Agricola Roccasanta, una cantina giovane ma con tanto da dire, guidata da Pietro Monti con il supporto dell’enologa Francesca Di Giusto.

Partiamo dal Langhe Chardonnay Doc, nato dal vitigno caratteristico dell’area, base di tanti grandi spumanti che qui troviamo nella sua versione in purezza. Si presenta con un giallo paglierino brillante con un aureola verdolina. Al naso l’intensità prevale sulla persistenza ma i sentori percepiti sono netti, decisi, facilmente riconoscibili: mela cotogna, ananas e una delicata nota di fiori di campo. Queste caratteristiche ben si sposano con una acidità netta ma piacevole che ne fa un ottimo aperitivo estivo.

Passiamo a un classico piemontese: il Langhe Dolcetto Doc. Questo prodotto è un’esperienza didattica, aggettivo che non sminuisce questa bottiglia, anzi, ne esalta il processo di vinificazione e il risultato: uno splendido rosso rubino con un unghia violacea, intenso e persistente con profumi di more e ciliegie su un tappeto di viole e viole e tannini, presenti ma piacevoli. Un dolcetto perfetto dovrebbe essere così e non è un’esagerazione.

Veniamo all’unico reale piemontese rimasto tale nel tempo: il Nebbiolo. La bottiglia che abbiamo stappato è del 2018, una creatura. L’affinamento in barrique di 12 mesi è sapiente. Rosso rubino con riflessi granati, intenso e molto persistente; al naso è una festa di frutta di bosco accompagnata da un’elegante vaniglia, presente ma non fastidiosa a dimostrazione che il legno è usato per valorizzare le caratteristiche del Nebbiolo, cedendo il giusto al vino. Al palato è caldo, molto morbido come i tannini che fanno il loro lavoro senza essere preponderanti o fastidiosi. Il finale lungo è un vero piacere.

Ecco ora una nobildonna: la Barbera Superiore 2017. La menzione superiore deriva da un affinamento, non inferiore a un anno, in botte di rovere che aggiunge una caratteristica unghia aranciata al rosso rubino di questo vino. A una canonica base di frutta rossa, al naso arrivano sentori balsamici, spezie ed erbe. Caldo e avvolgente al palato anche questo vino rimane molto lungo con ritorno dei profumi percepiti al naso. L’ideale per la cacciagione.

E le bollicine? Ovviamente non manca un’Alta Langa DOCG Spumante Metodo Classico al quale, fra poche settimane, si aggiungerà un’Alta Langa DOCG Riserva pas dosè 2016, la cui presentazione in cantina è prevista per il 23 luglio. Di questi vini e del Merlot Cornelia 2016, però, parleremo in una prossima occasione…a sorpresa.