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I vini del Tour: Crémant de Limoux

I rigogliosi vigneti di Limoux si stendono placidamente tra le dolci colline dell’Aude in stridente contrasto con i luoghi carichi di mistero che li circondano, dalle cittadine medievali di Bèziers e Carcassonne, teatro del sanguinoso massacro dei catari, all’esoterica chiesa di Rennes-le-Château o alla tenebrosa fortezza di Montségur che, secondo dicerie e leggende, custodirebbero ancora i terribili segreti del Santo Graal.

Montségur

A pensarci bene, la stessa Limoux è a sua volta un luogo magico: qui nel 1531 i monaci benedettini dell’Abbazia di Saint-Hilaire scoprirono infatti la diabolica alchimia che innesca il processo di spumantizzazione del vino, mettendo a punto con le autoctone uve mauzac un bianco abboccato che assunse il nome di Blanquette de Limoux e che vanta il primato di primo brut metodo classico della storia. Il famoso abate Dom Pérignon, appartenente al medesimo ordine religioso, venne qui due secoli dopo per studiare questa tecnica innovativa e al suo rientro nel monastero di Saint-Pierre d’Hautvillers mise a punto il celebre Champagne.

Nell’ultimo decennio del secolo scorso i viticoltori locali hanno avuto l’intuizione di assemblare il mauzac con chardonnay, pinot blanc e chenin blanc ottenendo uno spumante secco, denominato Crémant de Limoux, che incontra maggiormente il gusto contemporaneo e affianca la Blanquette in una più attrattiva gamma di prodotti.

Crémant de Limoux Brut Grand Cuvée Oubliée – Antech (Limoux)

L’etichetta aziendale di punta, ottenuta da seconda fermentazione in bottiglia secondo metodo tradizionale con un dosaggio di soli 5 grammi/litro e un lungo riposo di cinque anni in cantina, rivela tutta la vivace personalità che le piccole quote di mauzac e chenin blanc apportano al maggioritario chardonnay. Bollicine fini e delicate solcano il festoso abito dorato da cui si propagano dolci ricordi di panettone e crème caramel che si miscelano armoniosamente ai giovanili sentori agrumati del sorso ricco e fragrante.

L’idrocarburica sfumatura minerale conferita dal vitigno della Loira e la persistente nota finale di pompelmo sigillano la straordinaria freschezza di questa cuvée, detergendo il palato e deliziando le papille gustative. Caldamente consigliato per un eclettico aperitivo di classe, si abbina magnificamente a ostriche, carpacci di pesce e antipasti.

Se in Linguadoca è consuetudine accompagnarlo con le bruschette alla salsa di acciughe (anchoïade), qui da noi alzerei l’asticella azzardando uno stellare connubio con le “Cinque stagionature del Parmigiano”, il tributo che il grande Massimo Bottura ha riservato al più celebre formaggio italiano in un simbolico gioco di consistenze e temperature, dove la strepitosa materia casearia è progressivamente protagonista di un demi-soufflé, di una salsa, di una galletta, di una spuma e di un’aria.