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Il cuore del più grande vigneto morenico d’Europa

Lo spettacolare anfiteatro naturale di Ivrea, sorto dal grande ghiacciaio Balteo a ridosso dei primi contrafforti alpini e anello di congiunzione tra Piemonte e Valle d’Aosta, scolpisce la sobria maestosità del territorio canavesano e dei mutevoli ambienti paesaggistici che lo caratterizzano. La lunga collina della Serra d’Ivrea separa questo territorio dal biellese snodandosi imperiosa per quasi venti chilometri da settentrione verso sud-est e ruotando infine intorno al magico lago di Viverone nella lunga collina, chiamata Gruppo della Serra, che vanta il primato di più esteso vigneto morenico d’Europa. I suoli formati da sottili depositi glaciali e contraddistinti da un colore bruno giallastro rappresentano l’habitat ideale per l’allevamento dell’erbaluce.

Questa poliedrica varietà autoctona, forte della pronunciata acidità dei suoi spessi acini ramati, si presta perfettamente sia alla produzione di vini fermi che alla spumantizzazione e all’appassimento. Le tre tipologie – fermo, spumante a metodo classico e passito – sono state tra le prime a ottenere il riconoscimento della DOC nel lontano 1967 con il titolo Erbaluce di Caluso e undici anni fa hanno infine conseguito il prestigioso traguardo della DOCG, avvalorato dai numerosi premi e riconoscimenti conseguiti nelle più importanti manifestazioni enologiche.

Seppure il nome della denominazione faccia riferimento alla più popolosa cittadina di Caluso dislocata nell’ultimo lembo meridionale della lingua vitata, il terroir ricco di roccia e minerali del crinale di Piverone si conferma il più vocato a sublimare la freschezza e la sapidità del vitigno. Piverone è un piccolo borgo baciato dal sole sulla via francigena dal quale, inerpicandosi tra gli scoscesi vigneti terrazzati, si godono scorci mozzafiato sulla pianura e sul lago di Viverone: i tesori storico-artistici degli immediati dintorni e le molteplici attività sportive praticabili ne fanno una meta attrattiva per il turismo internazionale che sempre più apprezza la qualità crescente della locale produzione vinicola.

Se l’uva erbaluce gioca il ruolo di indiscussa regina, il nebbiolo ne è a par suo il sovrano e, per quanto i suoi vertici stilistici siano espressi più a nord a Carema, anche nel territorio di Piverone riesce a ritagliarsi una posizione di rilievo a fianco di altri vitigni a bacca rossa quali barbera, freisa e neretto. Le DOC consentite sono il Canavese Nebbiolo, il Canavese Barbera e i più generici Canavese Rosato e Canavese Rosso, il cui disciplinare prevede l’assemblaggio di tutte le suddette quattro uve.


La cooperativa storica

Cantina della Serra – Piverone (TO)
Nel 1953 Adriano Olivetti, conscio che l’economia di un territorio non può basarsi soltanto sull’industria, finanzia e fonda la cooperativa con l’ambizioso obiettivo di unificare tutti i viticoltori canavesani in un progetto a largo respiro che ne possa esaltare la secolare vocazione enologica. Il piano messo a punto per mantenere efficiente e remunerativa l’attività agricola viene premiato dalle adesioni che arrivano a superare il migliaio di soci nei primi anni sessanta e dalla successiva assegnazione della DOC all’erbaluce.

Se nel secolo scorso la produzione era indirizzata al consumo quotidiano con prevalente commercializzazione di vino sfuso, gli ultimi decenni hanno registrato un radicale cambiamento di rotta a favore della qualità e della valorizzazione dei vigneti più vocati. L’opera di sensibilizzazione dei conferitori a modernizzare il lavoro in vigna e l’introduzione di nuove tecniche di affinamento ha consentito ai due giovani e preparati enologi di rinnovare la gamma aziendale e di allestire un portafoglio di assoluto valore.

Le sette etichette di Erbaluce di Caluso rappresentano con personalità e carattere il fiore all’occhiello della cantina. I due spumanti metodo classico Brut Classic e Serra Zero (quest’ultimo pas dosé) combinano finezza e fragranza con generosi bouquet di agrumi, frutta gialla e crosta di pane. Il Ramblé, cavallo di battaglia della cooperativa, prende il nome dai tipici terrazzamenti locali e si caratterizza per la freschezza delle note di tiglio e pompelmo che ritroviamo nel più intenso Sessanta potenziate da sentori di lavanda e frutta bianca. Le due versioni più prestigiose, l’Etichetta Storica e il Larol, colpiscono per la complessità strutturale e aromatica legata rispettivamente agli affinamenti in anfora e in piccole botti che esaltano l’affilata sapidità e la vena minerale tipiche del vitigno. Last but not least, il Passito Riserva testimonia la poliedricità dell’erbaluce che in questa interpretazione tradizionale si tinge di caldi profumi di arancia candita, mandorla e crema pasticcera.

Sul versante dei rossi spiccano il fruttato Barbera Rapela e l’avvolgente Nebbiolo Tupiél, ma merita un occhio di riguardo anche il Rosso Etichetta Storica per l’affascinante retrogusto di rabarbaro e fiori appassiti che lo differenzia dagli abituali stilemi locali. La recente ristrutturazione dello spazio ricettivo consente oggi di ospitare privati, comitive e scolaresche in un ambiente moderno e arioso, dotato di un capiente banco di degustazione e tappezzato di cartelloni fotografici che ripercorrono le tappe salienti di questa gloriosa realtà.


La cantina emergente

La Masera – Piverone (TO)
Un gruppo di amici appassionati di vino decide nel 2005 di cimentarsi proattivamente in questo mondo e acquista una cascina con i relativi 5,5 ettari di vigneti dislocati nei comuni di Piverone e Settimo Rottaro. Il nome della piccola tenuta evoca l’appellativo “mesere” che nel gergo locale identifica i muri di pietra che demarcano gli appezzamenti e ne sostengono i suggestivi terrazzamenti.

Per imparare i trucchi del mestiere visitano a raffica cantine italiane e soprattutto francesi, dopodiché iniziano a sperimentare facendo tesoro degli inevitabili errori e perfezionando anno dopo anno il livello qualitativo della produzione. Lo sfoltimento naturale del team iniziale contribuisce a indirizzare gli sforzi dei più irriducibili verso uno stile aziendale improntato alla valorizzazione dell’autenticità territoriale e alla realizzazione di vini semplici ma, al contempo, verticali e affilati.

I risultati sono tangibili nella straordinaria tripletta degli spumanti metodo classico che si posizionano oggi sul gradino più alto del locale podio di categoria: freschi e vibranti gli Erbaluce Millesimati “Masilé” nelle due versioni brut e pas dosè, statuario e fruttato il Rosato Millesimato “Bolle” da azzeccato assemblaggio di barbera, freisa e vespolina. Il numero perfetto torna anche nella batteria degli Erbaluce di Caluso dove al floreale ed ammandorlato “Anima” risponde l’esotico e minerale “Anima dAnnata” dal divertente gioco di parole, mentre il più complesso e strutturato “Macaria” entusiasma per fragranza e personalità sfoderando un nobile effluvio di tiglio, pompelmo, mela renetta e zenzero.

I sapidi e vinosi Canavese Rosato e Canavese Rosso introducono due scalpitanti purosangue a base di barbera e nebbiolo in purezza. Se il “Monte Gerbido” colpisce per la morbidezza degli intensi sapori di amarena e prugna rossa, il timbro austero del Canavese Nebbiolo seduce olfatto e palato combinando con eleganza petali di rosa, frutti di bosco e cioccolato fondente. La degustazione si chiude in bellezza con l’Erbaluce di Caluso Passito, pietra angolare del progetto e pungolo iniziale dell’intera avventura: avvolgente ma per nulla stucchevole in virtù della balsamica acidità che lo compenetra, il “Venanzia” scivola dolcemente sulla lingua tra profumi di miele d’acacia, dattero e pesca sciroppata, lasciando in bocca un ammandorlato retrogusto di nocciola.


L’etichetta imperdibile

Erbaluce di Caluso 13 Mesi Le Chiusure – Favaro
Il meticoloso ‘vigneron’ Camillo Favaro, profondo conoscitore ed estimatore dei bianchi di Borgogna, prosegue il cammino tracciato dal padre Benito e realizza questa straordinaria cuvée affinata tredici mesi in barrique con le uve delle porzioni più vocate del vigneto Cavaina di Piverone, un magnifico appezzamento abbarbicato a 400 metri di altitudine su suoli morenico-rocciosi e affacciato interamente a meridione.

Il brillante colore paglierino dai riflessi dorati introduce un naso rotondo in cui i profumi di gelsomino e anice vanno a braccetto con i sentori esotici di pompelmo e ananas. La morbida trama fruttata, pervasa da una vibrante vena sapida, rilascia al palato fragranti sapori di pesca e mela golden che gradualmente si impreziosiscono di raffinate note minerali e penetranti aromi speziati.

Un vino elegante e complesso che non teme invecchiamenti fino a qualche anno fa insospettabili per questa denominazione.
(17/19 euro)

 

La selezione inaspettata

Osteria dell’Oca Bianca – Cavaglià (TO)
Per raggiungere Piverone dall’autostrada Milano-Torino si attraversa la cittadina di Cavaglià sulla cui piazza centrale si affaccia tra due colonne neoclassiche la porta d’ingresso di una delle più invitanti osterie del territorio. Le intime salette interne immergono l’avventore in un’atmosfera calda e familiare tra mobili rustici, oggetti d’epoca e quadri vintage. I sapori della gastronomia canavesana sono valorizzati dalla mano esperta dello chef Paolo Mazzia grazie alla garbata spontaneità degli abbinamenti e alle impeccabili cotture che esaltano la stagionalità delle superbe materie prime rigorosamente acquistate da piccoli artigiani del posto.

In Piemonte, si sa, il giro degli antipasti è d’obbligo e qui ci si può davvero sbizzarrire con profumati salumi locali, insalata russa, giardiniera, battuta di fassona, vitello tonnato, tomini elettrici e gli strepitosi cardi con fonduta. Per restare in tema di tradizione si prosegue con la succulenta panissa vercellese o i delicati tagliolini con salsiccia e radicchio, senza poi rinunciare all’assaggio della gustosa oca con le verze e al classico bunet conclusivo.

La carta dei vini è monumentale, ma la vera sorpresa sta nella cantina: un vero e proprio scrigno di tesori non elencati in carta, strabordante di numerosissime vecchie annate delle migliori etichette italiane e francesi. Il patron è orgoglioso di aprire queste meraviglie a tutti i cultori disposti a una piccola follia economica, accompagnandole degnamente con i piatti più appropriati del suo versatile menu. C’è davvero solo l’imbarazzo della scelta!

Photo credits: Roberto Sironi