Domaine G&J Bott, gli astri nascenti della Côte-Rôtie
Con i suoi 276 ettari di vigneto e la bellezza di 73 lieux-dits concentrati nei tre comuni di Ampuis, Saint-Cyr-sur-le-Rhône e Tupin-et-Semons, la Côte-Rôtie è attualmente la denominazione ‘cru’ più a nord del Rodano. All’altezza di Vienne il fiume modifica la propria traiettoria e svolta bruscamente verso sud-ovest, favorendo la formidabile insolazione delle vigne coltivate sulla riva destra del fiume e guadagnandosi l’eloquente nomignolo di ‘pendio arrostito’.
Epicentro di questo territorio che poggia su un omogeneo substrato di rocce metamorfiche è il borgo di Ampuis, vivace villaggio rurale e ideale punto di partenza per l’esplorazione degli impervi, quanto suggestivi, terrazzamenti locali. I muretti di pietra chiamati cheys, molti dei quali risalenti all’epoca romana, sostengono i vertiginosi gradoni delle più ripide colline di Francia, assicurando scorci mozzafiato sulle Alpi e sul Rodano.

Il torrente Reynard che attraversa la cittadina scompone la superficie vitata in due sottozone ben distinte sia pedologicamente che stilisticamente: nel versante settentrionale la Côte Brune si caratterizza per terreni rossicci e ferruginosi che scolpiscono vini molto strutturati, mentre in quello meridionale la Côte Blonde scivola su terreni più calcarei di colore giallognolo, talvolta tendente al biancastro, che danno vita a etichette più esili ed eleganti.
La produzione è riservata a soli vini rossi basati sulla varietà syrah, anche se il disciplinare consente l’aggiunta di uve viognier in percentuale massima del 20%, ma che nei fatti non supera quasi mai il 5%. Audaci ma precisi, puntellati da una fine trama tannica, i vini si connotano per gli eleganti aromi di violetta, mora, mirtillo e cioccolato insieme a sapide note di oliva, anice, pepe nero e grafite.
Complice il riconoscimento della AOC nel 1940, il dopoguerra ha registrato una graduale rinascita enologica, dopo la devastazione della fillossera e la follia dei sanguinosi conflitti mondiali. Relegata dapprima a prodotto di nicchia consumato prevalentemente in loco, come attesta il dato che nel 1971 l’area vitata in produzione contava solo una settantina di ettari con tendenza al decremento per le notorie difficoltà di coltivazione, la denominazione divenne famosa in tutto il mondo negli anni Ottanta grazie alle iconiche etichette mono parcellari realizzate dal visionario Marcel Guigal con le uve delle migliori parcelle di Ampuis.

Le sue felici intuizioni sono diventate un formidabile volano, capace di riaccendere l’entusiasmo delle nuove generazioni per la viticoltura di qualità e oggi l’intero comprensorio è tappezzato di vigneti che lasciano spazi trascurabili allo sviluppo di nuove imprese. In un contesto oggi solido e cristallizzato, la storia che vi raccontiamo suona quindi come la classica eccezione che conferma la regola.
Lui prestante e statuario viticoltore del nuovo mondo, lei sorridente e avvenente professionista del marketing di settore, appaiono già a prima vista una coppia vincente, sia nella vita privata che nel lavoro. Entrambi cresciuti agli antipodi del pianeta (Nuova Zelanda e Lione) e in famiglie senza tradizioni viticole, si conoscono nel 2010 alla corte di Stéphane Ogier e tra i due è subito colpo di fulmine. Nel 2015 hanno la fortuna di acquistare una casa con annessi terreni nella vicina Véran, cuore pulsante del comprensorio vinicolo di Condrieu, proprio a un tiro di schioppo dal leggendario Château Grillet.

L’opportunità risulta provvidenziale per avviare la propria avventura imprenditoriale. Con scarse disponibilità economiche e totale mancanza di attrezzature, si rimboccano le maniche, ripuliscono manualmente il terreno e riassettano tutti i muretti a secco stabilizzando il pregiato suolo di granito decomposto e piantumandovi le prime viti di viognier. Con la vendemmia 2017 nasce così il Domaine Graeme & Julie Bott che si aggiudica due anni dopo il primo premio del concorso “Winemakers & Terroirs of the Future”.
Trovare parcelle disponibili si rivela un’impresa titanica e inizialmente la coppia opta per espandere il raggio di azione su altre parcelle di Condrieu e su un paio di appezzamenti di Seyssuel, storico ma semi-abbandonato vigneto di epoca romana a nord di Vienne dalle emergenti potenzialità. La sorte non gli volta le spalle e all’inizio del nuovo decennio riescono finalmente a fare incetta di altri lotti pregiati sia nell’adorata Côte-Rôtie sia nel settore settentrionale di Saint-Joseph, operazione che consente oggi alla tenuta di spaziare su dodici ettari di vigneto.
Un meticoloso lavoro manuale assicura la vendemmia di uve sane e di straordinaria qualità che vengono affinate, appezzamento per appezzamento, come se fossero vini provenienti da un’unica parcella, ottenendo quindi dalle stesse la migliore espressione del terroir di provenienza.
Il portafoglio aziendale si apre con due sorprendenti Terres de Seyssuel Kamaka, termine maori che indica una pietra rocciosa e ben tratteggia gli eccezionali suoli scistosi della sponda sinistra del Rodano, destinati a ottenere nel prossimo lustro la AOP sotto la denominazione ‘cru’ Vienne-Seyssuel (18 viticoltori impegnati su un meraviglioso anfiteatro collinare che conta poco più di 50 ettari di terreno). Il bianco è illuminato da un prorompente bouquet floreale e dalla sapida freschezza del sorso che delizia il palato con sottili sentori di pesca bianca e pietra focaia, mentre l’omologo rosso magnifica l’indole più schietta e fragrante della syrah che dispensa nel calice incisivi aromi di violetta, mirtillo e pepe nero.
Massime espressioni planetarie dell’autoctona varietà viognier, i Condrieu ne catturano e sintetizzano i tratti stilistici più iconici. Le due versioni della tenuta non tradiscono le aspettative e sui vividi abiti giallo intenso si schiudono briosi effluvi di caprifoglio, tiglio e ginestra che abbelliscono i caratteristici sentori fruttati di albicocca, melone e mango. Più opulenta e raffinata del base, la selezione parcellare L’Aleau conquista il palato con una beva morbida e salina, la cui vivacità viene amplificata da mordaci sfumature minerali e balsamici richiami mentolati.
Se il buongiorno si vede dal mattino, il Côte-Rôtie ne è la perfetta controprova e introduce con passo felpato la formidabile batteria delle selezioni prodotte nella rinomata denominazione: blend di varie parcelle dislocate in differenti lieux-dits del comprensorio, la cuvée d’ingresso intreccia profumi di violetta e frutta nera con nuances speziate e minerali che ne sublimano la trama tannica fine e setosa.

Complesso e vellutato, il Côte-Rôtie Semons si snoda con finezza e precisione tra vivaci sentori di lampone nero e pepe in grani con un tocco di affumicatura che dona vivacità al finale lungo e persistente, mentre il Côte-Rôtie Côte Bodin esibisce un bouquet concentrato di violetta, sandalo e frutta nera matura su una struttura più robusta e autorevole, impeccabilmente bilanciata dalle fresche sfumature speziate del sorso.
Ritroviamo integra la prestanza del terroir della Côte Brune nel monumentale Côte-Rôtie Fongeant, cuvée che svetta per ampiezza, energia e concentrazione, incantando bocca e olfatto con esplosivi aromi di mora, amarena, liquirizia, incenso e cacao. Prodotto in quantitativi limitati, il Côte-Rôtie Lancement ci riporta infine alla proverbiale eleganza dei grandi vini targati Côte Blonde: rosso intenso con fulgidi riflessi violacei, vira sinuosamente su eufoniche fragranze floreali e golosi sapori silvestri (fragolina di bosco, mirtillo, ribes nero e ginepro) che ingioiellano la setosa e aristocratica tessitura minerale. Un autentico capolavoro per una piccola follia enologica.
Photo credits: Domaine Graeme & Julie Bott
