côte de brouilly

Côte de Brouilly, la pietra blu del vulcano estinto

La vasta e irregolare regione del Beaujolais costituisce una sorta di prolungamento meridionale della Borgogna e attinge il suo nome dall’antica capitale Beaujeu. Si dipana longitudinalmente per oltre cinquanta chilometri partendo a nord dall’attiguo Mâconnais fino alla città metropolitana di Lione con larghezze mediamente più ragguardevoli rispetto a quelle borgognone che culminano nei quasi venti chilometri tra Les Ardillats e Belleville.

Parliamo di un’area vitata che abbraccia ben 96 comuni su una superficie totale di 15.600 ettari dove, tra scorci mozzafiato, le dolci e armoniose colline sono puntellate da borghi pittoreschi, mulini a vento, pievi silenziose e superbi manieri dorati. Non è un caso che celebri artisti e scrittori francesi l’abbiano soprannominata la Toscane de France. Dal punto di vista geologico, il Beaujolais è un manuale a cielo aperto, un formidabile mosaico dove si intersecano le tre grandi componenti rocciose della crosta terrestre.

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L’ampio quadrante sud-orientale poggia su duri sedimenti di marna calcarea originati dagli antichi fondali marini, l’intera fascia occidentale scivola alle pendici del Massiccio Centrale su un tessuto di rocce metamorfico-vulcaniche ricche di tufi, rioliti, gneiss e sedimenti detritici, mentre l’orientale piana della Saona registra superfici alluvionali di natura argilloso-silicea, molto più giovani per età di formazione. Il più vocato settore centro-settentrionale, dove si avvicendano i celebri “dieci crus”, gode invece di una schietta matrice granitica composta prevalentemente da mica nera, quarzo bianco e feldspato rosa.

Questo caleidoscopico puzzle pedoclimatico è stato premiato nel 2018 dall’UNESCO con la prestigiosa classificazione di Geoparco Mondiale, ovvero un sito geologico di valore internazionale da gestire in stretta connessione con il patrimonio naturale e storico-culturale, secondo un approccio integrato di tutela e sviluppo sostenibile.

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Tra i quattro geositi più emblematici del Beaujolais UNESCO Global Geopark, la suggestiva altura del Mont Brouilly si staglia maestosa nel cuore della regione. Dal sagrato del santuario Notre-Dame des Raisins (Nostra Signora dell’Uva, nomen omen), edificato in stile neogotico tra il 1854 e il 1857 sul suo cucuzzolo, in una giornata tersa si possono distinguere 34 campanili di diversi borghi, spaziando con lo sguardo su mezza regione. La cappella veglia sui raccolti e da quasi due secoli ogni notte di Natale i viticoltori locali implorano la Vergine di cingere i vigneti nel suo manto benevolo per impedire ai funghi di colpire le loro uve.

Oltre a beneficiare di questa singolare protezione, i filari di Gamay si giovano di un terroir unico ed eccezionale, modellato dalle rocce magmatiche del vulcano spento e dalle cosiddette “pietre blu di Brouilly”, nomignolo lunare che descrive con efficacia i riflessi bluastri generati dall’alterazione della pietra. La natura peculiare del sottosuolo di metadiorite blu, il più duro e arcigno di tutta la Francia, impedisce alle macchine agricole di penetrare sotto lo strato soffice della superficie, ma permette alle minuscole radici delle viti di infiltrarsi nei suoi interstizi, ancorando la pianta a un sottosuolo di superlativa ricchezza.

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I vini della Côte de Brouilly godono così di un irripetibile connubio tra verticalità, eleganza ed energia: di colore rubino scuro quasi impenetrabile, si connotano per una fresca ed esuberante mineralità che esalta i vividi profumi di fiori scuri, frutti rossi selvatici, cioccolato fondente e spezie piccanti. Elegantissimi in bocca, scivolano voluttuosamente sulla lingua con un timbro sapido che non abbandona mai il palato e che preconizza formidabili potenzialità di invecchiamento.

Il comprensorio della AOC cinge ad anello tutte le pendici del poggio, arrampicandosi fino a 425 metri di altitudine ai piedi del bosco che ne corona la cima. I lieux-dits riconosciuti dall’Associazione dei Produttori sono una decina e tra essi spicca l’emblematico (e omonimo) Côte-de-Brouilly che ricopre interamente il costone meridionale della collina e ospita le sedi delle due più iconiche tenute della denominazione.

chateau thivin

Château Thivin

Correva l’anno 1877 quando Zaccharie Geoffray e la moglie Marguerite Bernard acquistano all’asta Château Thivin, una dimora d’origine trecentesca con due ettari di vigneto annessi nel già noto Clos de Brouilly, azzardando un’audace scommessa sulla viticoltura nel terribile periodo della fillossera. Gestita da sei generazioni con entusiastica competenza e misurata ambizione, la tenuta è oggi gestita dagli intraprendenti rampolli Sonja e Claude-Eduard che si prodigano in sperimentazioni per adattare i metodi di coltivazione alle caratteristiche di ogni appezzamento e alle condizioni climatiche del millesimo. Per potenziare l’attività biologica delle superfici vitate ricorrono all’inerbimento naturale, alla creazione di fasce fiorite, al pascolo delle pecore e alla lavorazione leggera dei terreni.

Rigorosamente vendemmiate a mano, le uve vengono vinificate con metodologie tradizionali a grappolo intero e solo in parte diraspate. L’intervento umano in cantina – modernizzata nel 2009 su più livelli per sfruttare la gravità – si limita al controllo della temperatura, alla follatura e al rimontaggio per favorire l’estrazione dei tannini e del colore. L’attuale disponibilità di quasi nove ettari nel comprensorio di Côte de Brouilly consente loro di confezionare ogni anno una gamma di ben cinque selezioni, alle quali si somma la Cuvée Godefroy, principalmente destinata al mercato d’oltreoceano.

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Il vivace e floreale Côte-de-Brouilly Les Sept Vignes, assemblaggio di uve provenienti da sette parcelle con svariate altitudini ed esposizioni, sintetizza lo stile dei vini della tenuta: eleganti, austeri e verticali. Il felpato passo “borgognone” del più complesso Côte-de-Brouilly Le Clos ammanta il palato in un delizioso velo di bacche boschive e lo predispone ad accogliere i pungenti sbuffi speziati del Côte-de-Brouilly Les Griottes de Brulhié, un rosso strutturato in cui una curiosa nota amaricante di arancia candita abbellisce i varietali profumi di frutta nera.

Forte del favoloso terroir dell’omonima parcella, il Côte de Brouilly La Chapelle appare etereo e introverso in gioventù, ma incanta nel tempo grazie a funamboliche evoluzioni che vedono affiorare intriganti sfumature di ciliegia sotto spirito, scorza d’agrumi e spezie piccanti. Infine, il Côte de Brouilly Cuvée Zaccharie (consolidato blend dei migliori grappoli raccolti nei lieux-dits Godefroy e La Chapelle) si conferma l’indiscusso fuoriclasse della batteria e sale in scioltezza sul podio dei migliori vini regionali, senza timore di puntare addirittura al gradino più alto. Il calice rivela un travolgente tourbillon di emozioni sensoriali con intensi aromi di mora e ribes nero che abbracciano nuances boisé e refoli iodati sopra un letto soffice, vellutato e avvolgente. Semplicemente fotonico.

laurent martray

Laurent Martray

Basta fare pochi passi sulla strada che sale verso la sommità del monte per raggiungere la cantina di un gioviale vigneron che, anno dopo anno, ha saputo stupire i più incalliti appassionati enoici e la più qualificata stampa di settore con le sue impeccabili creazioni. Indomito spirito “garagista” con innata propensione all’eccellenza, Laurent Martray è un artigiano d’altri tempi che riporta alla mente figure mitologiche quali Henri Jayer e Henri Bonneau. Nel lucido disordine del suo angusto seminterrato, la parola d’ordine è purezza: d’altronde, una grande ricetta richiede pochi ingredienti, freschi e di stagione, da orchestrare con estro e oculatezza.

Vigne vecchie, basse rese, grappoli parzialmente diraspati e grandi botti usate sono le pietre angolari della filosofia produttiva di Laurent. Ogni bottiglia racconta la sua formidabile maestria nel magnificare i fulgidi frutti di ciascun appezzamento senza inutili manipolazioni o interventi correttivi, come ben attesta il pimpante Côte de Brouilly Les Brûlhiés, un setoso e affumicato Gamay dagli accattivanti profumi di iris e susina che omaggia il soprannome locale del lieu-dit abbarbicato sul versante più soleggiato della collina.

laurent martray

Laurent Martray

Punta di diamante del portafoglio aziendale, il Côte de Brouilly Loïs sublima la vigorosa concentrazione delle uve raccolte nel secolare vigneto d’altura, impiantato dal bisnonno nel lontano 1916. Il seducente abito rosso cremisi introduce al palato una consistenza talcata e una finissima trama tannica, su cui fluttuano raffinate fragranze di violetta, lampone, mirtillo, incenso e catrame che si affrancano in un interminabile ed elettrizzante retrogusto pepato.

Entrambe le aziende vitivinicole dispongono anche di pregiate parcelle nell’adiacente e più vasto areale della AOC Brouilly che si snoda alle falde del promontorio vulcanico, cingendo senza soluzione di continuità l’intero comprensorio della Côte de Brouilly. Il corposo e salino Brouilly Corentin del Domaine Martray svetta nella categoria e risulta il fiore all’occhiello di questo terroir, marcato da scisti e granito rosa, che scolpisce etichette profonde e viscerali ma decisamente meno tese e croccanti.

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