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Storie di donne: Alice Lupi

Classe ’73, romana di Roma, laureata in Scienza delle Comunicazioni e, a breve, anche in Sociologia. È Alice Lupi, Sommelier e Consigliere nazionale Fisar, autrice del libro “Il vino è spiritoso” e direttrice della rivista “Il Sommelier”.

Raccontaci del tuo attuale ruolo in Fisar e al giornale
“Faccio parte del Consiglio nazionale della Fisar da tre anni. Ricopro l’incarico di Direttore della rivista Il Sommelier dal 2019.”

Come e con quali sacrifici sei arrivata a ricoprire questo ruolo?
Non li conto più. Ne ho fatti, e ne faccio talmente tanti che senza non saprei come fare. Scherzo. Se vuoi conquistare qualcosa, senza passare per scorciatoie, i sacrifici sono parte fondamentale e imprescindibile per raggiungere qualsiasi obiettivo. Se da una parte i sacrifici sono, sì, faticosi, dall’altra rappresentano la grande soddisfazione dopo un duro lavoro. Un forte desiderio comporta inevitabilmente un grande dispendio di energie affinché lo si possa realizzare; bisogna mettere in conto che i sacrifici non sempre sono ripagati. Inoltre, ci sono gli imprevisti, gli ostacoli che possono piombare all’improvviso. Però, sappiamo che Ulisse ha raggiunto la sua Itaca nonostante i molteplici impedimenti che ha trovato lungo il suo viaggio.”

Con te lavorano molte donne?
Personalmente non ne faccio una questione di generi. In redazione lavorano diverse donne, tutte in gamba. Dal mio punto di vista, nel giornalismo, come altrove, quel che conta sono le capacità, la preparazione, il talento e lo spirito di squadra. Ho la fortuna di lavorare con persone, donne e uomini, che non solo ammiro e stimo molto ma che sono dotate di queste caratteristiche.

Dicono che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna. Nel vino spesso è così. Hai incontrato molte produttrici? Ci racconti un aneddoto?
Non so se il binomio grande uomo-grande donna, sia sempre vero, a volte penso che l’ordine sia rovesciato. Posso dire con certezza che con questo lavoro ho incontrato molte produttrici, e non solo, del settore che lavorano sodo: ho notato che tutte sono accomunate dalla tenacia. La mia amica Carmen Iemma, proprietaria della Cantina I Pampini in provincia di Latina, è una donna forte, appassionata, determinata e solare, con una spiccata sensibilità. Ha puntato al biologico diversi anni fa: è stata dura ed è ancora difficile. Lei, per me, è un esempio di cosa vuol dire avere le idee chiare e spendersi ogni giorno per raggiungere un obiettivo in cui si crede, comunicando sempre garbatamente, senza prosopopea, e con il sorriso sulle labbra.”

L’ultimo anno è stato difficile se non disastroso per molte cantine. Voi sommelier come lo avete affrontato? Come giudichi le degustazioni on line, nuova moda dell’era Covid?
È innegabile che il periodo è stato, ed è ancora, difficile. Sono notevolmente aumentate le relazioni mediate da dispositivi digitali e questo comporta una gran voglia di rivederci, di abbracciarci. Ho notato che, nel nostro settore, non ci si è abbattuti, non c’è nostalgia per il passato ma un’attesa scalpitante per il futuro, per riappropriarci della quotidianità. Giocoforza, durante questo lungo anno, non c’è stata alternativa al web. È stato necessario fare uno swicth mentale, cambiare il punto di vista, tarandosi sulla realtà attuale. Ripeto non è stato, e non è, facile. Le nostre Delegazioni si sono impegnate a stilare programmi di eventi digitali, alcuni anche molto creativi, per coinvolgere gli associati e gli utenti. Le degustazioni telematiche, se ben organizzate, sono interessanti da seguire. I partecipanti alle proposte digitali hanno contribuito a diffondere la cultura telematica riducendo in parte il gap del digital device. I winelover osservano sui social le attività e la dinamicità promosse dalle nostre Delegazioni. Credo che le iniziative digitali, che si mettono oggi in campo, siano un ponte di collegamento con il futuro. Le persone non dimenticano l’esperienza vissuta durante un evento, anche se questo è online. Rimane il ricordo positivo che può facilmente spingere le persone a condividere, con i propri amici, l’esperienza e a ripeterla. La varietà d’iniziative e la qualità degli eventi online (non solo le degustazioni) sono un volano per quei corsi e per quelle attività che si faranno poi in presenza.”

Nel mondo dei sommelier come vengono viste le donne? Ti è mai capitato di riscontrare pregiudizi o di essere infastidita durante un evento da un avventore?
“Le donne sommelier sono molto apprezzate. Solitamente sono preparate, studiose, attente sia durante i servizi sia durante la narrazione del vino. Fortunatamente, per quel che concerne la mia esperienza, non ho riscontrato né assistito a pregiudizi nei confronti delle sommelier. Tra l’altro la Fisar è l’unica associazione di categoria che ha promosso un progetto – la Fisar in Rosa, condotta dalla referente nazionale Luisella Rubin – per diffondere il valore del lavoro delle donne del settore attraverso attività e incontri offline prima e online ora e, per rigore di verità, devo dire che a questi eventi (penso alle degustazioni al Vinitaly così come ai viaggi sociali) hanno partecipato sempre moltissimi uomini. Anch’io stessa sono un esempio di donna che ricopre un incarico di responsabilità, dirigo una rivista dedicata al mondo del vino. Nell’editoria del settore è facile constatare che il ruolo di direttore è prevalentemente affidato agli uomini. In Fisar, non sono l’unica donna a ricoprire un incarico importante, penso al Presidente del Collegio dei Probiviri, alla Responsabile della Comunicazione, alle numerose Delegate sparse sul territorio nazionale, alla Responsabile della Segreteria nazionale e così via. Questo è il segno di un’Associazione che ragiona con un metro diverso.”

Come ti sei avvicinata al mondo del vino?
“All’inizio, per la passione che mi ha trasmesso mio marito che, essendo di origine toscane-venete, il vino lo ha nel DNA. Ricordo molti viaggi, appuntamenti in enoteche. Poi, galeotto fu l’incontro con il grande giornalista Andrea Gabrielli che mi prospettò una visione affascinante del vino che s’intrecciava con la letteratura, l’arte…rimasi estasiata e da lì partecipai al Concorso Viniadi, promosso dall’allora Enoteca Italiana e dal Mipaaf, e vinsi la categoria Senior. Poi sono seguiti i corsi sul vino e la lettura di tanti libri sul tema.”

Scegli tre tipologie di vino e associale a tre grandi donne del settore…
Per la solarità e il buon umore che trasmette nel raccontare il Gavi e il suo territorio Chiara Soldati, l’associo inevitabilmente allo spumeggiante D’Antan. Per l’impegno sociale e la determinazione con la quale combatte per far emergere la Denominazione d’Orcia, Donatella Cinelli Colombini l’associo al suo Cenerentola. Infine, per il carisma Maria Ida Avallone, con la sua capacità dialettica di ancorare il vino alla storia del territorio l’associo al suo Falerno del Massico.”

Qual è il prossimo traguardo che vorresti tagliare?
Terminare un nuovo libro che ho scritto che, per il momento, è chiuso in un cassetto.

Un consiglio a una ragazza che si avvicina al mondo della sommellerie
“Mantenere alta la curiosità e la capacità di vedere le cose da prospettive diverse, non sempre collimanti con il sentimento comune. Spingersi verso la ricerca e lo studio. La materia vino è vastissima e, ogni giorno, entusiasma con nuove scoperte.