fbpx

Châteaux e vigneti sulla celebre “Route des vins”

Seconda toccata e fuga all’estero di oscarwine per continuare il racconto dedicato alle eccellenze transalpine. Oggi conoscerete Châteaux e vigneti sulla celebre “Route des vins”.

Itinerario
A essere precisi esistono almeno cinque “strade del vino di Bordeaux”, ma certamente il percorso più famoso e di maggiore rilevanza enologica è quello che attraversa l’intero Médoc, fiancheggiando lussuose residenze circondate da vigneti secolari, e si snoda poi sulla riva opposta della Gironda nella cosiddetta “Route du Patrimoine” tra i magnifici filari di Pomerol e Saint-Émilion, cittadina medievale inserita nel Patrimonio Unesco. Percorrendolo da nord a sud, visitiamo quattro grandi Château che hanno scritto la storia di questo straordinario territorio, fermandoci a metà strada anche da uno dei pochi artigiani del vino tuttora in attività.

Château Pichon Baron – Pauillac
La storica cantina, nata nel 1830 nel cuore del Médoc in seguito alla separazione dal quasi dirimpettaio Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande, rappresenta una delle più nitide espressioni della ‘rive gauche’. I vigneti adiacenti al maestoso castello del diciannovesimo secolo poggiano su vocatissimi terreni sabbiosi ricchi di ghiaia e vedono una netta predominanza del cabernet sauvignon che copre ben due terzi della superficie vitata, più del doppio rispetto al merlot. Per quanto classificato ‘deuxième grand cru’ nel 1855, negli ultimi decenni l’omonimo vino di punta della tenuta non teme il confronto con i grandi ‘premier’: aristocratico e lunghissimo, strutturato ma non particolarmente corposo, combina purezza del frutto (frutti di bosco e ciliegia nera) a sentori complessi ed eleganti di grafite, pepe bianco, noce moscata, caffè tostato e tabacco. L’ultimo nato della ‘maison’, Le Griffons de Pichon Baron, in virtù della maggiore percentuale di merlot, quasi paritetica a quella del cabernet sauvignon, è invece denso e carnoso con un bouquet che spazia dall’amarena alla liquirizia e dal mentolo alle spezie dolci. Le piccole parcelle di cabernet franc e petit verdot confluiscono infine – in assemblaggio con i grappoli meno concentrati di cabernet sauvignon e soprattutto di merlot – nel prodotto più semplice della gamma, Les Tourelles de Longueville, un vino fresco e rotondo dagli speziati profumi di tabacco, cedro e piccoli frutti rossi. In ciascuna etichetta la mano del direttore tecnico Jean-René Matignon riesce davvero a interpretare con costante precisione l’impeccabile qualità delle uve coltivate con metodi tradizionali e nel massimo rispetto della biodiversità.

CHÂTEAU PICHON BARON

Château Léoville-Poyferré – Saint-Julien-Beychevelle
Anche questa cantina nasce nel 1840 dalla disgregazione della storica tenuta Léoville, le cui origini risalgono al lontano 1638, in tre realtà produttive separate. I terreni della famiglia Cuvalier, argillosi e ricoperti di ghiaia, sono tra i più vocati di questa area della riva sinistra della Garonna e la mano felice del direttore tecnico Michel Rolland riesce a catturare la quintessenza delle eccezionali uve vendemmiate nelle singole parcelle, nelle quali domina il cabernet sauvignon, seguito in sequenza da merlot, petit verdot e cabernet franc. L’edificio moderno – sul cui ingresso principale sventolano bandiere internazionali – ospita gli uffici, la sala degustazione, la barricaia, i magazzini e il curato negozio aperto al pubblico; la cantina vera e propria è invece alloggiata nel palazzo storico, dislocato sul lato opposto della strada e condiviso con Léoville-Las Cases. Purezza del frutto e profondità aromatica sono il marchio di fabbrica della ‘maison’,caratteristiche già ben delineate nel Pavillon de Léoville Poyferré, secondo vino aziendale, tutt’altro che banale nella sua equilibrata struttura e per gli intensi aromi di ribes nero e tabacco. Il portamento austero e la trama vellutata, coniugati al voluttuoso piacere di beva, elevano invece Château Léoville-Poyferré – ‘deuxième grand cru classé – nell’olimpo della denominazione Saint-Julien: bilanciato ed elegante, incede con passo solenne rivelando complessi e persistenti sentori di mora, frutti rossi, erbe aromatiche e caffè. Il trittico è chiuso in bellezza dal carezzevole e fruttato Château Moulin Riche, un ‘cru bourgeois supérieur’ che la proprietà ha deciso nel 1998 di vinificare a parte per valorizzare la tipicità dell’omonimo separato vigneto ciottoloso.

CHÂTEAU LÉOVILLE-POYFERRÉ

Château de Lauga – Cussac-Fort-Médoc
Da almeno sette generazioni la famiglia Brun coltiva i preziosi vigneti di proprietà dislocati lungo la mitica Route des vins du Médoc, a metà strada tra gli imponenti castelli di Saint-Julien e Margaux, e gestisce in autonomia e con metodi tradizionali l’intero processo produttivo, fregiandosi pertanto della rarissima classificazione ‘cru artisan’. I terreni che circondano la cantina a Cussac-Fort-Médoc, con i quattri vitigni locali più un curioso filare di carmènere, originano le due etichette che portano il nome della tenuta con la denominazione Haut-Médoc. Il classico Château de Lauga è il vino “bandiera” dell’azienda: carnoso e fruttato in gioventù, ammorbidisce i tannini con l’invecchiamento arricchendosi di spezie dolci e cioccolato fondente nei profumi. La più elevata percentuale di cabernet sauvignon e il lungo affinamento in barrique conferiscono alla Cuvée Grand Père maggiore corpo e complessità, ben evidenziata dalle note di rovere, cuoio e caffè tostato. Gli altri due vini che completano la gamma sono realizzati con le uve degli appezzamenti siti nell’adiacente comune di Beychevelle e beneficiano della prestigiosa denominazione comunale Saint-Julien. Château La Fleur Lauga (90% cabernet sauvignon, 10% merlot) possiede una struttura maestosa e un bella potenza aromatica che si esterna nell’intrigante bouquet di piccoli frutti rossi, cedro e tartufo nero; il secondo vino (Petite Fleur de Château La Fleur Lauga), da paritetico blend di uve cabernet sauvignon e merlot degli impianti più giovani, è invece un vino fresco e di pronta beva dai delicati profumi di violetta e vaniglia.

Château Lafleur – Pomerol (Bordeaux)
La visita a Château Lafleur è un’esperienza indimenticabile: la passeggiata nella tenuta tra i filari dei due vitigni (merlot e cabernet franc) piantati in funzione dei variegati mutamenti del suolo a pochi metri di distanza, la vista che spazia dalla chiesetta del villaggio all’adiacente vigneto di Château Pétrus e la squisita disponibilità della famiglia Guinaudeau restano indelebilmente impressi nella mente. La meticolosa ricerca di eccellenza e unicità attuata negli ultimi due decenni dal giovane Baptiste ha catapultato l’omonimo vino sul podio dei grandi di Pomerol: il quasi paritetico bilanciamento tra merlot e cabernet franc – qui chiamato bouchet – gli conferisce un’eleganza esemplare, mentre la purezza della frutta (mora, prugna e ciliegia) sposa un bouquet complesso in cui progressivamente esplodono sentori di tartufo bianco, liquirizia, sottobosco, cacao, tabacco e pelle conciata. Les Pensées de Lafleur, l’altro vino della ‘maison’, sfodera nobili sentori di lavanda, ciliegia cioccolato, sottobosco e resina, sopra una trama densa e vellutata che si risolve in un finale lungo, balsamico e leggermente affumicato. I Guinaudeau sono inoltre proprietari di alcuni appezzamenti su un vocato terreno altamente calcareo del Fronsadais dove realizzano altre quattro etichette di pregio. Il nuovissimo Les Perriéres de Lafleur – precedentemente denominato Acte – é un Bordeaux Supérior fresco e raffinato che affascina a primo colpo per le suadenti note di rosa canina, lampone, tabacco e pietra focaia. Da uve sauvignon in purezza, Les Champs Libres è il bianco di punta dell’azienda ben caratterizzato da cremosa mineralità e da intriganti profumi di albicocca, miele d’acacia, scorza d’arancia e grafite. I meno complessi Château Grand Village (bianco e rosso), elegantemente floreali e fruttati, sono infine la riprova della formidabile personalità e indiscutibile maturità di questo affiatato team.

CHÂTEAU FIGEAC

Château Figeac – Saint-Émilion
Con quaranta ettari di vigneto equamente piantato a cabernet sauvignon, merlot e cabernet franc nella vocata area confinante con Pomerol, questa tenuta vinicola è la più vasta di Saint-Émilion. Il terreno alluvionale di ghiaia sabbiosa generato da ben tre affioramenti assicura uno straordinario accumulo del calore, la cui rifrazione favorisce la precoce maturazione e la naturale concentrazione delle magnifiche uve. Nell’ultimo ventennio la famiglia Manoncourt ha messo in campo notevoli investimenti (sono attualmente in completamento i lavori di ampliamento e restauro della dependance dell’elegante castello rinascimentale) e l’inserimento di Jean-Valmy Nicolas nella conduzione aziendale sta producendo risultati di qualità eccelsa. Il primo vino aziendale, senza dubbio il migliore ‘premier grand cru classé b’ attualmente in commercio, è un vino perfetto, di grande struttura e densità, ma al contempo fresco, profumato e minerale. L’azzeccato blend di 43% cabernet sauvignon, 29% merlot, 28% cabernet franc si presenta con un intenso colore porpora e un complesso bouquet di ribes nero, crema di cassis, tabacco, sottobosco e grafite. Anche il fratello minore Petit-Figeac è un ‘grand cru’ esemplare per equilibrio ed eleganza: morbido e minerale, si caratterizza per l’intenso colore viola granato e i deliziosi profumi di susina, ciliegia matura, liquirizia e pelliccia bagnata. I Manoncourt sono inoltre proprietari di due tenute a Saint-Émilion in cui realizzano altri due ‘grand crus’, Château La Fleur Pourret e Château de Millery, austero e strutturato con un retrogusto di frutta secca e cioccolato il primo, più morbido e fruttato il secondo ingentilito da note floreali di rosa rossa e da una accattivante vena speziata.

In copertina: Château Lafleur
Photo Credits: Roberto Sironi